Il praticante

Il
praticante

La Spirale non costruisce una nuova identità. Modifica una storia corporea.

Il praticante non è qualcuno che possiede significati migliori. È un corpo che ha vissuto ricorsivamente la Spirale e che porta quella storia nelle coordinazioni successive.

01

Il corpo
che pratica

Il Semiotic Yoga non produce una persona “più consapevole” né un’identità chiamata praticante.

La pratica entra nella storia del corpo. Una coordinazione vissuta modifica le possibilità con cui quella successiva potrà sorgere. Una parola pronunciata, un appoggio, una pressione, un movimento latero–medio, ante–retro o intra–extra non restano episodi isolati se vengono vissuti ricorsivamente.

Con il tempo, la Spirale può diventare meno un percorso da ricordare e sempre più una storia corporea disponibile.

Il praticante non porta con sé una risposta. Porta con sé un corpo che ha imparato a rendere nuovamente disponibili le proprie coordinazioni.
02

Metodo → schema
→ esperienza

Il praticante non arriva alla Spirale senza storia.

Studia metodi, incontra maestri, impara mappe, formule, sequenze, tecniche, parole e gesti. Alcune distinzioni diventano sufficientemente stabili da poter essere trasmesse e ripetute: questo è lo schema.

Ma lo schema non trasferisce l’esperienza di chi lo ha generato. Entra nella storia di un altro corpo, che lo vive secondo la propria struttura.

METODO · SCHEMA · ESPERIENZA

Il metodo genera distinzioni. Lo schema le rende disponibili e ripetibili. L’esperienza modifica il praticante.

Per questo un terapista, un medico, un ingegnere, un musicista o un artista possono entrare nella stessa Spirale con storie molto differenti.

03

La competenza
rimane

Il praticante non deve dimenticare ciò che sa per diventare disponibile.

La competenza è parte della sua storia corporea. Un chirurgo non dimentica la chirurgia. Un terapista non dimentica il proprio metodo. Un ingegnere non dimentica la fisica. Un genitore non dimentica la storia del proprio figlio.

La Dissolvenza non cancella questa storia. Le impedisce, quando è possibile, di diventare l’unica continuazione necessaria.

La storia non è l’ostacolo alla poiesis. È ciò da cui la poiesis può continuare.
04

Ricorsività
corporea

Il praticante non accumula esercizi. Vive coordinazioni che continuano a partecipare a quelle successive.

Latero–medio non viene abbandonato quando compare ante–retro. Ante–retro non viene cancellato da intra–extra. Il movimento della lingua, il contatto, la postura e il sonoro entrano nello stesso corpo già modificato dalle coordinazioni precedenti.

INTEREZZA

Non somma di parti e non percezione totale del corpo. È la qualità ricorsiva per cui ciò che è stato vissuto continua a partecipare a ciò che viene vissuto dopo.

05

La ricorsività
dominante

Nell’udente il sonoro può sostenere una ricorsività straordinariamente lunga.

Una parola può richiamarne un’altra, una frase continuare nella successiva, una conversazione durare ore, un libro sviluppare centinaia di pagine.

Visivo, tattile e posturale non devono sostituire questa ricorsività. Possono modificarne il corpo di partenza: un gesto, una pressione, un appoggio o un movimento della lingua entrano nella storia corporea dalla quale potrà sorgere la parola successiva.

Il visivo e il tattile non devono diventare un linguaggio parallelo. Possono ampliare il corpo dal quale il sonoro continua.
06

La Spirale
diventa storia

Con l’esperienza il praticante non deve percorrere coscientemente ogni volta tutti gli spicchi.

Può bastare un appoggio, una pressione, un cambiamento della lingua, una variazione della prosodia o la possibilità di lasciare terminare un suono perché il corpo ritrovi una storia più ampia.

La mappa continua a essere disponibile, ma non deve essere continuamente nominata.

la pratica modifica il corpo
→ il corpo porta la storia della pratica →
la Spirale può essere dimenticata senza essere perduta
07

Auto-rispetto

Il praticante non deve colonizzare neppure sé stesso.

Può accorgersi di avere insistito senza trasformare immediatamente quella distinzione in una nuova regola. Può tornare allo stesso significato dopo una pratica. Può non generare nulla di nuovo. Può fermarsi.

L’auto-rispetto permette alla propria storia di rimanere legittima mentre diventa disponibile alla variazione.

La pratica non richiede di diventare altro da ciò che siamo. Rende possibile che ciò che siamo non debba continuare sempre nello stesso modo.
IL PASSAGGIO SUCCESSIVO

Quando questo corpo
torna nella relazione

Il praticante non applica il Semiotic Yoga all’altro.

Porta nella relazione il corpo che la pratica ha contribuito a modificare. Una frase, un gesto, un problema, un paziente, un collega o un’immagine incontrano quella storia corporea e fanno sorgere nuove coordinazioni.

È qui che il praticante entra in azione.