Sonora
Voce, sillaba, respiro, pausa, ascolto del proprio suono.
Il praticante non cerca il significato giusto. Si prende cura del corpo e dei significanti attraverso i quali il proprio vivere può continuare a generare.
La poiesis non porta fuori dalla natura. È il modo in cui un corpo umano, già biologico e semiotico, può rendere meno necessaria una configurazione e tornare nella relazione con una storia corporea modificata.
Libro III · Poiesis corporea →Il primo libro seguiva la natura che vive. Il secondo la natura che, nell’umano, diventa capace di significare. Il terzo segue l’umano quando può prendersi cura del proprio partecipare a questo generare.
Posizione, movimento, voce, gesto, contatto, auto-contatto, pausa e transizione diventano materia di poiesis. Non per sottrarsi alla cultura o al significato, ma per rimanere nella continuità naturale dalla quale anche cultura e significato stanno sorgendo.
Latero–medio, ante–retro, intra–extra non sono significati. Sono configurazioni corporee attraverso le quali la natura del corpo umano può continuare a generare.
Ante non significa futuro. Retro non significa passato. Intra non significa interiorità. Extra non significa apertura. Se il metodo consegnasse questi significati prima della pratica, il mondo sarebbe già stato deciso.
Il Semiotic Yoga offre la configurazione. Il mondo che ne sorge appartiene alla storia di chi la vive.
Sosta visiva — Il movimento non porta un significato: offre una configurazione nella quale un mondo può sorgere.
L’interezza non significa completezza, armonia o equilibrio definitivo. È una qualità della continuità nella quale differenze precedenti possono restare disponibili mentre qualcosa di nuovo sorge.
Latero lascia una traccia. Ante incontra un corpo già modificato. Intra nasce da una storia che contiene i passaggi precedenti senza doverli ripetere. Le differenze non vengono fuse: continuano a partecipare alla stessa storia significante.
Per questo l’interezza non chiude la pratica. Restituisce il corpo al mondo con una storia modificata.
Il problema non è fare latero e poi ante. È lasciare che qualcosa del latero continui mentre ante comincia a sorgere.
La transizione smette di essere il tempo necessario per passare da una posizione all’altra. Diventa essa stessa significante.
La prosodia corporea non cerca fluidità o grazia. Mantiene in relazione ciò che sta finendo con ciò che sta sorgendo, così che il significato possa restare ponte e non destinazione definitiva.
Il poeta corporeo non abbandona la grammatica dominante. Amplia la storia corporea dalla quale essa continuerà a sorgere.
Voce, sillaba, respiro, pausa, ascolto del proprio suono.
Linee, superfici, distanze, direzioni, movimento osservato.
Pressione, contatto, intensità, durata, doppia esperienza del toccare.
Posizione, peso, tensione, orientamento, appoggio nello spazio.
Sospendere temporaneamente il monopolio della grammatica dominante non significa eliminarla. Significa permettere che altri significanti corporei possano entrare nella storia dalla quale nascerà la parola successiva.
Sono pratiche auto-centrate mentre si rimane nella relazione. Non sono quattro linguaggi equivalenti e non sostituiscono la grammatica dominante. Ampliano il campo biologico significante.
Dissolvenza. Costruzione. Quarta spira.
La dissolvenza rende meno necessarie configurazioni già stabilizzate. La costruzione attraversa la storia biologica del corpo. La quarta spira porta nell’interezza il rapporto significante–significato.
La Spirale non conduce a una risposta. Rimette in movimento una configurazione che stava diventando necessaria.
Sosta visiva — La Spirale non conduce verso il centro né verso l’esterno. Il corpo la attraversa, mentre costruzione e dissolvenza continuano a generare nuove configurazioni.
Ispirato da Greimas, il quadrato, spalmato sulle spalle e sulle anche, non interpreta e non dice che cosa sia vero. È una grammatica dell’osservare.
A e B rendono visibile l’opposizione. NON-A e NON-B impediscono che quell’opposizione saturi il campo. Il corpo deve generare nuove configurazioni significanti.
Una decisione, una difficoltà familiare, una frase, un conflitto o un progetto possono essere portati sul tappetino non per scoprire che cosa “sono davvero”, ma per restituire loro possibilità significanti.
Il corpo non è un oracolo. Una intuizione sorta nella pratica non possiede un privilegio perché è sorta sul tappetino.
La pratica rende meno necessaria, quando possibile, una configurazione già stabilizzata. La vita rimane il luogo delle conseguenze, delle verifiche, delle conversazioni e delle decisioni.
È forse il gesto più importante dell’intero libro: tornare nel mondo distinto senza dimenticare che quel mondo continua a sorgere nella relazione.
Il praticante torna alla famiglia, al lavoro, alla strada, alla società e alla propria solitudine. Per l’udente torna soprattutto alla parola.
La parola successiva può ora portare con sé postura, gesto, tatto, spazio, pausa, dissolvenza e traccia dell’interezza. Non come elementi da ricordare coscientemente, ma come storia del corpo che partecipa al nuovo significante.
L’altro non è l’opera del praticante perché anche nell’altro la natura genera un mondo che non appartiene alla nostra ricorsività.
Il poeta corporeo può avere intuizioni, può vedere qualcosa, può perfino avere ragione. Ma questo non gli consegna il diritto di trasformare il proprio significato nella destinazione dell’altro.
Rimanere nella natura mentre generiamo mondi significa anche riconoscere che la natura, nell’altro, non è il nostro mondo sull’altro.
Generare senza appropriarsi.
Non sono responsabile del significato dell’altro. Sono responsabile di come il mio corpo, la mia parola e il mio gesto partecipano alla relazione dalla quale qualcosa potrà sorgere.
Parola, tono, postura, distanza, silenzio, gesto e scelta del momento partecipano alla relazione. Non ne controllano gli effetti.
La responsabilità è ricorsiva, non causale.
Il praticante del Semiotic Yoga non coincide con una identità raggiunta. È un essere umano che ha esercitato una particolare cura del proprio partecipare.
Continuerà a chiudere, interpretare, affezionarsi ai propri significati, desiderare risposte. La pratica non certifica una persona più consapevole, più aperta o più evoluta. Rende possibile che anche queste chiusure tornino significanti e che la ricorsività possa riprendere.
Non immobili, non calmi, non al centro. Stare nella configurazione che accade abbastanza da viverla senza renderla immediatamente necessaria.
Camatkāra · lo stupore del sorgere
La poiesis non cerca soltanto nuovi significati. Può sostare abbastanza vicino al loro sorgere da sorprendersi del fatto stesso che un mondo prenda forma.
Camatkāra accompagna qui lo stupore che da un significante possa sorgere un significato, che dal significato possa sorgere un nuovo significante, che un mondo possa apparire senza essere stato necessario prima che apparisse.
Non tornare alla natura. Rimanervi mentre generiamo mondi.
L’opera del poeta corporeo non è il corpo perfetto, la posizione corretta, un significato o una teoria.
È la continuità del vivere nella quale ciò che accade può tornare significante. Una parola. Un no. Una pausa. Una decisione. Un silenzio. Un gesto che non sarebbe sorto prima.
La natura che nell’umano significa può prendersi cura dei propri significanti senza decidere in anticipo il mondo che dovrà sorgere.