Rimanere nella natura
mentre nasce il nostro mondo
Non abbiamo bisogno di tornare alla natura. Non ne siamo mai usciti.
Il corpo umano è un sistema vivente tra sistemi viventi. Eppure, nel mondo delle nostre distinzioni, possiamo vivere come se questa continuità fosse scomparsa.
Rimanere abbastanza vicini al significante da poter assistere al sorgere del significato.
Non siamo mai usciti dalla natura
Prima di qualsiasi spiegazione che possiamo darne, siamo natura.
Respiriamo perché esiste un’atmosfera. Ci nutriamo di altri sistemi viventi. Ospitiamo altri viventi. Modifichiamo l’ambiente e siamo continuamente modificati dalle relazioni con esso. Nasciamo da altri viventi e, alla morte, torniamo a partecipare ai processi della vita.
Questa relazione non è un’idea e non dipende da ciò che pensiamo di noi stessi. È la condizione biologica nella quale continuiamo a vivere.
Possiamo vivere come se ne fossimo separati
L’essere umano non soltanto vive. Distingue.
Distingue una cosa da un’altra, un prima da un dopo, ciò che desidera da ciò che teme, ciò che considera proprio da ciò che considera estraneo. E tra tutte queste distinzioni ne sorge una particolarmente potente: io.
La distinzione dell’io non è un errore da eliminare. Permette di ricordare, progettare, scegliere, costruire, amare, lavorare e assumere responsabilità. Ma il mondo distinto può diventare così convincente da farci perdere la percezione del processo dal quale continua a sorgere.
Quando il significato occupa tutto lo spazio
Una parte crescente dell’esperienza può organizzarsi intorno alla conferma dell’io.
Successo, riconoscimento, appartenenza, sicurezza e fama non sono in sé il problema. Sono mondi umani legittimi. Il problema sorge quando il significato già costruito diventa l’unico luogo nel quale cerchiamo continuamente la conferma di essere vivi.
Una meta raggiunta ne genera un’altra. Una risposta richiede una nuova conferma. Possiamo finire per cercare nel mondo dei significati ciò che appartiene anche al loro continuo sorgere.
Il Semiotic Yoga non propone di abbandonare i significati
Non vuole eliminare l’io, il pensiero, la cultura, il lavoro o il desiderio.
Il praticante continua a distinguere, parlare, scegliere, progettare e costruire mondi. La pratica non cerca una condizione originaria nella quale le distinzioni scompaiano.
Propone qualcosa di diverso: imparare ad abitare anche la soglia nella quale una forma non è ancora diventata l’unico significato possibile.
Rimanere abbastanza vicini al significante
Una parola prima che la sua interpretazione diventi inevitabile. Un gesto prima che sia già intenzione. Una sensazione prima che sia già spiegazione.
Il Semiotic Yoga non cerca un significato migliore. Allena la possibilità che ciò che accade possa tornare significante e che il significato che sorge non debba chiudere definitivamente la relazione.
Lo stupore del sorgere
La tradizione del Kashmir Śaivism offre una parola vicina a questa possibilità: camatkāra.
Nel dialogo che il Semiotic Yoga intrattiene con Vasugupta, Utpaladeva e Abhinavagupta, camatkāra indica per noi non soltanto la meraviglia davanti a qualcosa di straordinario, ma la possibilità di essere presenti al manifestarsi dell’esperienza.
Non soltanto stupirsi di ciò che il mondo significa, ma del fatto che dal significante possa sorgere un significato e, con esso, un mondo.
Il praticante non deve quindi trovare qualcosa di eccezionale. Può incontrare questa qualità in una parola, in un movimento, in un incontro, nel silenzio tra due azioni.
La semiosi non ci allontana dalla natura
È una possibilità della natura nell’umano.
La natura che nell’organismo sente, si muove e coordina le proprie azioni, nell’umano raggiunge una particolare capacità di distinguere ricorsivamente le proprie stesse distinzioni. Può produrre suoni, parole, immagini, gesti e forme; può coordinarli con altri esseri umani; può generare significati e, attraverso questi, mondi.
Per questo il Semiotic Yoga non propone di scegliere tra natura e cultura.
NON TORNARE ALLA NATURA
Rimanervi mentre generiamo mondi.
Rimanere abbastanza vicini al corpo da non ridurlo alla storia che raccontiamo su di esso. Abbastanza vicini all’altro da non confonderlo definitivamente con il significato che gli abbiamo attribuito. Abbastanza vicini al mondo da poterci ancora sorprendere.