La correlazione
Il vivente si conserva senza neuroni, cervello o muscoli veri e propri. Le trasformazioni sono cellulari, locali, distribuite. Nessuno dirige il corpo: il vivere è già una storia di correlazioni.
Prima del sensore e dell'effettore c'è la correlazione.
Per comprendere come possa sorgere nell'umano il significante, questo libro comincia molto prima della parola, prima del cervello e prima del sistema nervoso. Comincia dal vivente e segue una sola continuità: il modo in cui un corpo, trasformandosi nella relazione, amplia progressivamente le possibilità di correlare le proprie parti, l'ambiente e gli altri corpi.
Libro I · Biologia relazionale→La tesi di partenza
Una molecola modifica una membrana. La trasformazione della membrana modifica la cellula. La cellula cambia il proprio modo di vivere ciò che la circonda. Non esiste ancora un sensore distinto da un effettore, eppure esiste già una correlazione.
La biologia relazionale assume questa continuità come punto di partenza. Il sistema nervoso non inventerà la relazione: ne estenderà immensamente la distanza, la velocità e le possibilità di combinazione. Sensore ed effettore nasceranno come specializzazioni di una storia relazionale più antica.
Ogni movimento modifica la relazione del corpo con ciò che lo circonda. Quella nuova relazione modifica le perturbazioni successive. Per l'organismo il cerchio non si chiude mai: è il suo vivere.
Una deriva, non una scala
Spugna, medusa, pesce, anfibio, mammifero e umano non sono gradini verso una forma migliore. Sono punti d'osservazione scelti per seguire il sorgere di differenti domini di correlazione e di movimento.
Il vivente si conserva senza neuroni, cervello o muscoli veri e propri. Le trasformazioni sono cellulari, locali, distribuite. Nessuno dirige il corpo: il vivere è già una storia di correlazioni.
La rete nervosa distribuita permette a trasformazioni sorte in una regione di coordinarsi rapidamente con il resto del corpo. Contrazione e rilascio organizzano radialmente il movimento e partecipano anche alla dinamica interna della digestione.
Il movimento locomotorio orientato modifica la geometria delle correlazioni. Il corpo oscilla rispetto al proprio asse e nella locomozione diventa chiaramente osservabile una nuova organizzazione del movimento.
Con il passaggio alla locomozione terrestre il corpo incontra stabilmente il terreno, sostiene il proprio peso e trasferisce carichi attraverso gli arti. Il movimento si organizza sempre più nella possibilità di avanzare e retrocedere nello spazio.
La crescente mobilità e l'integrazione osteo-mio-fasciale ampliano enormemente le coordinazioni. Il movimento locomotorio continua mentre respirazione, pressioni, movimenti viscerali e tensioni interne partecipano alla stessa corporeità.
L'umano conserva l'intera storia corporea precedente e amplia enormemente le possibilità di coordinazione attraverso plasticità nervosa e corporea, vocalità, ascolto e lunga convivenza relazionale. Nell'udente il sonoro rende possibile una ricorsività particolarmente estesa.
Un corpo intrecciato
Il nervo penetra il muscolo. Il recettore entra nel connettivo. La fascia viene deformata dal movimento. La deformazione cambia ciò che può essere sentito. La nuova sensorialità cambia le correlazioni nervose e le tensioni successive. Il corpo che emerge da questo intreccio non esegue semplicemente movimenti: cambia mentre vive, e il corpo cambiato incontra ogni volta un mondo differente.
L'umano rimane un mammifero
Quando due esseri umani conversano continuano a respirare, orientarsi, avvicinarsi, sottrarsi, guardarsi, ascoltarsi, modificare il tono muscolare e la distanza reciproca.
La parola stessa, prima di ogni significato che potremo distinguerle, è ancora movimento corporeo: diaframma, laringe, lingua, mandibola, labbra, suono ascoltato dal proprio corpo e dal corpo dell'altro.
Non arriviamo alla semiotica uscendo dal corpo. Ci arriviamo perché il corpo mammaliano umano diventa capace di coordinare ricorsivamente le proprie coordinazioni.
La possibilità umana
La lunga plasticità umana permette che reti che correlano attività entrino a loro volta in relazione con reti che correlano configurazioni già stabilizzate. Non compare un nuovo centro di comando. Si amplia la profondità della relazione.
Un'azione del mio corpo si coordina consensualmente con l'azione dell'altro.
Una seconda configurazione relazionale può essere stabilizzata nella storia condivisa.
Le coordinazioni precedenti possono diventare esse stesse elementi di una nuova coordinazione.
Non abbiamo ancora il significante, il significato, l’oggetto, il sé o il mondo. Abbiamo seguito una deriva biologica fino a un organismo nel quale le coordinazioni possono entrare ricorsivamente in nuove coordinazioni.
La biologia relazionale si arresta su questa soglia: un organismo che continua a vivere corporalmente nella relazione con gli altri e nel quale le coordinazioni possono diventare elementi di nuove coordinazioni.
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